I luoghi appartati, le nazioni fuori dalle rotte mediali, le piccole città, permettono di guardare il mondo in modo disincantato. Scozia, Russia, Danimarca, Sudafrica, Inghilterra, Nuova Zelanda, Portogallo, Finlandia, Italia, Catalogna, Norvegia, Cina, Egitto, Australia, Cuba, Nuova Caledonia, Francia, Repubblica Ceca, USA, Germania, Islanda, Galles, Andalusia, Olanda, Emirati Arabi, Bosnia-Erzegovina, Nord Corea, Canada: queste le nazioni nelle quali mi è capitato di guardare e di operare, di dirigere riprese e film, spettacoli in teatro. Non solo luoghi e date, ma persone, esperienze, eventi, insegnamenti, racconti, scritture. Un percorso per l'identità.

A Mosca ero nel 1989 e nel 1990, durante la caduta del Muro di Berlino, la città fremeva, sognava, sperava.

In Africa tribù boscimani e xhosa zulu vivevano a Langa, una baraccopoli di un milione di abitanti vicino alla Città della Buona Speranza, Cape Town. Li ascoltavo ripetere, ad ogni sorriso, "One Nation One Hope" una nazione una speranza.

In Nuova Zelanda, a Rotorua con i maori, ho dovuto confrontarmi con il desiderio di un popolo alla riconquista della propria memoria visiva, linguistica e geografica.

In Islanda ho vissuto la magia dei Trolls e dell'ultimo dei vichinghi, l'eroismo di una comunità che coltiva il ghiaccio.

In Nuova Caledonia, Melanesia, ho guardato il popolo Kanak, da decenni vittima della repressione francese, fremere sperando in un’autonomia che difficilmente arriverà.

Ho visto ricostruire il ponte di Mostar in Bosnia, il ponte riunisce le sponde ma non le anime della comunità: i ragazzi islamici affidano all’emigrazione la speranza di una vita migliore.

A Sidney ho guardato e descritto: "Al centro, isolato, disarmonico, resta un uomo, aborigeno leggermente piegato in avanti, da un pensiero forse. Scruta il cielo, sembra annusarlo, si rassetta gli abiti. Calza il cappello. In quel momento inizia a piovere.“

A Pyongyang, in Nord Korea, ho intensamente vissuto lo straniamento di un viaggio indietro, nel tempo delle dittature, dei drammi del ‘900 e dei sorrisi dei bimbi felici per le strade, ignari del loro oggi, ma convinti che il futuro sia aperto.

Alcune vite riservano sorprese o meglio ancora, visto il ridondare di questo sentimento, riservano speranze.
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